Il sentiero Verde Azzurro

Il sentiero Verde Azzurro: alla scoperta di Vernazza camminando fra cielo e mare

Ogni volta che vengo a Vernazza è come se fosse la prima. Sarà perché ogni volta che arrivo nel borgo di pescatori noto sempre qualcosa di nuovo o sarà per la capacità di questo villaggio di rinnovare lo stupore pur rimanendo fedele a sé stesso, ma quelle vecchie case appese alla collina, con l’intonaco mangiato dal vento e dal mare, sono come quei ciottoli sulla spiaggia: che il tempo non rovina, ma lucida e fa brillare sotto il sole. E così, ogni volta, preferisco raggiungere il paese scoprendo nuove strade. L’unica condizione è che siano da fare a piedi per non perdere nulla di quella conquista lenta, di quell’attenzione al dettaglio possibili solo se si procede al ritmo del proprio respiro. Ma fra tutte le vie percorribili ce n’è una che mi piace particolarmente perché permette di pregustare il paese abbracciandolo dall’alto in un panorama infinito fra cielo e mare. Sto parlando di quel sentiero che, a partire dal centro di Corniglia, giunge a Vernazza scivolando sulle alture (segnavia bianco-rosso, noto come “sentiero verde-azzurro” o SVA).

Già l’inizio è straordinario: si cammina fra gli stretti carruggi del villaggio di Corniglia, forse il più rurale delle Cinque Terre. Lì ti
accoglie il profumo di grandi limoni, là chiese antiche, come la Parrocchiale di San Pietro, panni stesi e verande assolate. Presto si guadagna una magnifica balconata che racchiude il paesello in un sol sguardo: tanto compatto da sembrare un castello. E già non si può fare a meno di pensare di essere in uno dei luoghi più suggestivi al mondo. Del resto la sorpresa è rinnovata centimetro dopo centimetro: come fare infatti a non gioire davanti alle visioni del mare selvaggio e blu, tipicamente ligure, che di tanto in tanto squarciano il quadro? E poi ancora il gusto antico degli uliveti, incisi da selciati di pietre arrotondate dal continuo passaggio di piedi stanchi: oggi dei turisti, un tempo degli abitanti per i quali – sembra incredibile accettarlo oggi – queste vie erano le sole praticabili.

Ma non si fa in tempo ad abituarsi a questa quiete che si è richiamati dal puzzle di lingue diverse: Inglese, Francese, Tedesco, Italiano – naturalmente – ed altre che non saprei decifrare. Il bello di camminare da queste parti è che per un attimo si sta al centro del mondo, dove volti e culture, per una volta, si incontrano e si scambiano sorrisi. Sorrisi strappati anche dai microscopici abitati – quasi presepi – che si scoprono lungo il percorso, come quello di Prevo, dove gatti pigri prendono il sole, o San Bernardino, che ci veglia dall’alto con il suo pittoresco Santuario.

Val la pena fare una pausa ogni tanto, per rinfrescarsi con una spremuta o per godersi il paesaggio. Giusto il tempo per riprendere fiato, perché il meglio deve ancora venire. Fra gli scatti, i saluti e le chiacchiere non ci si accorge, infatti, che è iniziata la scalinata che porta in paese. Ma d’improvviso, in mezzo ad agavi, euforbie e fichi d’india irrompe sulla scena la vista di Vernazza annunciata dall’antico castello Doria, il baluardo difensivo che ci ricorda quando dal mare veniva il più gran pericolo. Questo è senz’altro il tratto che preferisco perché dall’alto il borgo si può leggere come le pagine di un libro.

Val la pena fare una pausa ogni tanto, per rinfrescarsi con una spremuta o per godersi il paesaggio. Giusto il tempo per riprendere fiato, perché il meglio deve ancora venire. Fra gli scatti, i saluti e le chiacchiere non ci si accorge, infatti, che è iniziata la scalinata che porta in paese. Ma d’improvviso, in mezzo ad agavi, euforbie e fichi d’india irrompe sulla scena la vista di Vernazza annunciata dall’antico castello Doria, il baluardo difensivo che ci ricorda quando dal mare veniva il più gran pericolo. Questo è senz’altro il tratto che preferisco perché dall’alto il borgo si può leggere come le pagine di un libro.

Prima, ci conquista con la sua forza, così com’è eretto su scogliere alte fino a 70 metri, quindi pian piano l’occhio comincia vagare e incontra da un lato la spiaggia, accarezzata da acque verdi e trasparenti, dall’altra, l’insenatura immortalata in così tante fotografie che si potrebbe credere sia il risultato di un lavoro in Photoshop. E invece qui ci sia accorge della sua autenticità, così come sono autentiche quelle abitazioni ingentilite dal color pastello, ma che la dicono tutta della lotta quotidiana di questa gente con gli elementi naturali. Lo raccontano quelle pietre, poste sopra i tetti, e soprattutto le verdi colline gradonate subito a lato delle case: sono le “terrazze”, quelle coltivazioni che hanno reso tanto famoso il territorio delle Cinque Terre (oggi, inserito nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco) e da cui ha origine una delizia del palato: lo Sciacchetrà, l’eccellente vino che definire eroico è
riduttivo. Gli fanno da controcanto le barche tirate a secco nel porticciolo . Vengono in mente mani nodose e salate, veloci a tirar su le reti, facce bruciate dal sole che conoscono quanto possa esser terribile il mare. E donne che scrutano l’orizzonte nella speranza di veder tornare i loro cari. Sì, questo mondo non è di zucchero filato ed è piuttosto aspro e impervio come gli scogli. Ma è da quassù che si capisce che è fra gli scogli che il mare deposita i suoi tesori. Gioielli unici e fragili da trattare con cura e rispetto. Proprio come Vernazza.

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