La storia di Vernazza
La coltivazione della vite è stata per secoli l’attività principale della nostra gente.
La cultura del vino è stata fondamentale per l’evoluzione del nostro territorio sia dal punto di vista sociale, economico e culturale.
Vino e Viticoltura
La coltivazione della vite è stata per secoli l’attività principale della nostra gente. La cultura del vino è stata fondamentale per l’evoluzione del nostro territorio sia dal punto di vista sociale, economico e culturale. Ha inciso profondamente anche sulla trasformazione del paesaggio, donando la bellezza ad un territorio che era solo bosco, rocce, terra arida, aggrappata con le unghie alla montagna.
Il vino che si produce alle Cinque Terre era ed è un “vino del mare”. Nasce da una viticoltura praticata su vigne situate in terreni a picco sul mare, spettacolari, ma esposti ai potenti venti di Libeccio ed al salmastro.
Il nostro vino è un’eccezione che nasce dalla sfida quotidiana che i nostri vecchi hanno dovuto affrontare nel corso dei secoli. La natura era stata molto avara nei loro confronti. Racconta Ettore Cozzani : “La Natura aveva concesso loro un po’ di acqua amara e un po’ di roccia nuda. La vita eroica di un popolo ha saputo, di generazione in generazione, rompere col piccone la costa; lavorando con la sola forza delle braccia ha scavato nel masso i piccoli ripiani, li ha orlati di muretti a secco e vi ha piantato la vigna e l’ulivo”.
La nascita dei paesi e dei terrazzamenti
La viticoltura era già presente in epoca romana. Ne sono testimonianza alcuni toponimi dei luoghi agricoli di chiara origine latina. Piantare la vite alle Cinque Terre è stato, ed è ancora oggi un atto di speranza e di fiducia verso la Natura. Gli allora abitanti delle Cinque Terre non risiedevano sulla costa ma sulle alture intorno al Santuario di Nostra Signora di Reggio e nell’entroterra.
Abitare sul mare era ancora troppo pericoloso e disagevole. Scendevano giù all’alba e, alla sera, risalivano di là dai monti dove avevano le case. Così per un pò di tempo fecero i pendolari. Naturalmente andavano a piedi (possiamo, quindi, dare loro il merito di aver anticipato, inconsapevolmente , il “trekking” alle Cinque Terre).
Vino e commercio
Con l’avvento della Repubblica di Genova, con la sua conseguente espansione verso la riviera orientale della Liguria e l’insediamento dei Genovesi a Portovenere l’agricoltura ed il vino assunsero una rilevante importanza economica. Il vino e l’uva conobbero il mercato. La stessa città di Genova nel XII secolo diede un notevole impulso al commercio del nostro vino. Numerosi documenti notarili ne attestavano il trasporto. Questo avveniva esclusivamente via mare.
Il mare, allora, era l’unica via di comunicazione possibile. Il trasporto via terra era praticamente impossibile data la natura del territorio aspro ed inospitale. I Romani, seppur fossero grandi costruttori di strade, rinunciarono ad edificarne alle Cinque Terre. L’acclività e franosità delle colline che si ergevano a picco sul mare rendevano il lavoro impossibile. Infatti preferirono costruire le strade in Val di Vara. Più semplice. Da noi approntarono solo un piccolo, stretto percorso sul crinale corrispondente all’attuale sentiero n.1, conosciuto anche come Alta Via delle Cinque Terre.
La filossera
Un evento inaspettato rimise il tutto in discussione. Un piccolo insetto fece la sua comparsa alle Cinque Terre. Era sul finire del 1920. I vigneti furono devastati. Per primi quelli bassi, quelli con le vigne più belle più sane e robuste. Appassirono rapidamente. La pianta seccava e non si capiva perché.
La fillossera era una malattia sconosciuta in Europa importata con i primi ceppi di vite americana. Sconvolse le Cinque Terre perché distrusse completamente l’economia delle Cinque Terre di allora, economia basata soprattutto sul vino e l’uva.
Nel 1920, arrivò un insetto sconosciuto, la “fillossera”, che causò la devastazione totale dei vigneti da Punta Mesco sino a Tramonti.